CHI SIAMO
“Quando parla il sapiente, la gente lo ascolta.
Quando parla il giullare, la gente capisce.”Albert Einstein
LOGO DELLA GILDA

è il giullare di Eichinger che porta in mano una civetta simbolo di fantasia e di saggezza.
Quando nel febbraio 87, un professore coi capelli brizzolati disse che il nostro movimento sarebbe dovuto diventare una “Gilda”, non pochi lo guardarono perplessi (…. Ma i colleghi, in gran numero, dissero di si, che andava bene quel nome medievale, che sapeva tanto di aggregazione contro i feudatari vecchi e nuovi |…. più di un segnale diceva che quel nome era gradito, e così pure il suo significato più vero: non corporazione ottusa, egoista e monadica, ma scoperta d’identità e valorizzazione di specificità nell’interesse generale e collettivo.
Da: La scuola ritrovata di S. Gigliotti e M. C. Gullotta. Armando editore
1. La Fondazione della Gilda: Marzo 1988
Nel 1986 nacquero formalmente a Roma i Comitati di Base della Scuola, partendo dalle esperienze del sindacalismo di base: le rivendicazioni erano soprattutto economiche, ma anche finalizzate a proporre una riforma dell’istruzione e dell’università, partendo dalla necessaria centralità dei docenti. Tuttavia, all’interno del movimento dei comitati di base della scuola convissero fin dall’inizio diverse anime e visioni politiche: da una parte coloro che, più legati ai movimenti antagonisti degli anni ’70, intendevano far rientrare le rivendicazioni della scuola in un progetto di rifondazione del sindacato in senso universale; altri che invece interpretavano il movimento come strumento per valorizzare la dimensione professionale dei docenti, puntando alla creazione di una associazione professionale. Le due anime del movimento dei comitati di base si separarono nel 1988. Da una parte i Cobas, gli Unicobas, poi le Rdb e altre sigle minori, dall’altra la GILDA DEGLI INSEGNANTI DEI COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA, con atto notarile del 6 marzo 1988.
Nessuno dei 5 fondatori ufficiali di allora è ormai più testimone interno alla Gilda: il tempo e le vicende umane hanno cambiato gli attori in campo e li hanno moltiplicati per l’Italia, ma l’idea di fondo è rimasta e la ritroviamo nelle parole del suo principale fondatore, il Prof. Sandro Gigliotti: “far così tanto emergere le contraddizioni del sindacalismo storico, da farlo implodere e determinare la nascita di un vero soggetto moderno, europeo: l’Associazione Docenti”.
Erano i primi mesi del 1988 e la scuola, manco a dirlo, era in fermento ed era anche tema centrale nel paese e nella politica. In quell’anno uscì
“Compagni di scuola” di Verdone e molti docenti erano in parte attratti e in parte perplessi dai temi sindacali dei Comitati di Base, che praticavano un conflittualismo perenne, pur raccogliendo tante giuste istanze. Accanto a quelle condivisibili rivendicazioni per i lavoratori, tuttavia mancava il riconoscimento delle ragioni dei professionisti della scuola: i docenti. Da quel “brodo primordiale” nacque allora la GILDA DEGLI INSEGNANTI, per iniziare il lungo cammino che ci ha portato fino ad ora.
2. Assemblea Costituente – 6 Marzo 1988
Per la prima volta, nella storia della nostra categoria, un’organizzazione nata nelle scuole e libera da condizionamenti ideologici e di partito si prefigge di portare avanti un progetto complessivo di trasformazione della Scuola, e, insieme, di tutelare sul piano sindacale le esigenze degli insegnanti. Il grande movimento che dalla primavera scorsa chiede a gran voce la riqualificazione della Scuola Pubblica e la valorizzazione della Funzione Docente, trova oggi il suo blocco naturale nella libera GILDA.
Vogliamo essere insegnanti che fanno politica scolastica e vogliono rapportarsi in modo propositivo, ma anche assai combattivo quando occorre, con le istituzioni dello Stato democratico.
Vogliamo avere un dialogo con l’opinione pubblica, con studenti e genitori, perché il nostro obiettivo di Scuola migliore sia anche il loro obiettivo.
Vogliamo che l’Istruzione Pubblica in Italia sia ristrutturata secondo un disegno organico e unitario, dalle Materne all’Università, perché si raggiunga il livello più alto possibile di formazione delle nuove generazioni.
Vogliamo imporre a tutti quelli che hanno svilito la condizione dei Docenti un nuovo modo di utilizzare le grandi professionalità della nostra categoria, e la sua disponibilità a lavorare per la qualità della Scuola Pubblica.
A Governo, Parlamento e forze politiche diciamo che non possono più esimersi dal risolvere i problemi della Scuola. Scuola di tutti i cittadini, che deve essere considerata SETTORE SPECIALISSIMO E RILEVANTISSIMO della società. Nessuno può più trattarlo come un qualsiasi apparato burocratico-amministrativo. Questo è il nostro primo obiettivo: ottenere che alla Scuola sia riconosciuto il posto di primaria importanza che lo sviluppo della Nazione impone: in queste senso chiediamo lo SCORPORO DELLA SCUOLA DALLA LEGGE QUADRO SUL PUBBLICO IMPIEGO.
Abbiamo una vicenda contrattuale in corso e siamo in lotta perché sia risolta al più presto.
Non ci piace scioperare, ci piace insegnare, ma sciopereremo fino a che le cose non La GILDA ha una sua piattaforma forse non la migliore possibile, ma certo quella più adeguata -tra quante visto finora- alle necessità degli Insegnanti e della Scuola.
Le nostre richieste economiche sono alte, ma non demagogiche né prive di motivazioni: non sopportiamo più di essere penalizzati da Governi e Sindacati. Non vogliamo essere più considerati impiegati, perché non lo siamo. Siamo PROFESSIONISTI DIPENDENTI e rivendichiamo uno status giuridico SPECIFICO e un trattamento economico adeguato alla funzione che svolgiamo.
ATTO COSTITUTIVO tratto da: “La scuola ritrovata” di S. Gigliotti e M. C. Gullotta. Armando editore
3. Farsi sindacato – 1989/2000
Spesso gli anni successivi al 1988 sono stati descritti come i “tempi eroici” della Gilda e, in effetti, nascere da zero, con solo la forza delle idee e delle passioni, nessun aiuto da strutture organizzative o confederali, rifiutando la logica degli esoneri, dei distacchi o dei permessi, nessun finanziamento, se non quello degli iscritti, appare veramente un’impresa ciclopica, difficilmente ripetibile.
Eppure, visto col senno di oggi, c’era una Frontiera sconfinata da conquistare per l’associazionismo professionale docenti. E questo il segreto della storia di successo della Gilda nel suo primo decennio: ben poco in cambio di una quota fissa di basso importo, scarsa assistenza e consulenza, né tantomeno assicurazione o servizi, ma ti dava un’IDEA e, finalmente, un’identità professionale. A quei tempi non c’erano le regole attuali di preclusione d’ingresso, niente firmatari né soglia di rappresentatività né Accordi Quadro a disciplinare il comparto e il CCNL era di diritto pubblico, emanato con DPR: la concessione delle prerogative sindacali era principalmente a discrezione della politica. È stata questa la realtà della Gilda di allora, fatta di assemblee infuocate, di petizioni, di incontri assembleari a proprie spese, di idee che si diffondevano solo sulle gambe di relatori itineranti. Li vogliamo ricordare tutte e tutti, nel nome di Sandro Gigliotti, il fondatore, ma sono tanti e ognuno di loro di valore.
Accenniamo a due grandi temi di interesse per tutto quel decennio: l’area docente di contrattazione specifica, che fu osteggiata dai confederali, titolari di interessi troppo generalisti, e la richiesta di stipendi europei, per contrastare la perdita di prestigio della professione insegnante, sempre più assimilata a un ruolo impiegatizio. Vogliamo ricordare la lunga battaglia contro il “Concorsaccio” e la Riforma dei Cicli del Ministro Luigi Berlinguer che fu costretto alle dimissioni dopo la grande manifestazione del 17 febbraio 2000, a Roma davanti al Ministero. A manifestare, tanti docenti non sindacalizzati e scandalizzati da un sistema di carriera che avrebbe escluso i 4/5 di loro, in base a test fumosi e inattendibili. Il ritiro di parti essenziali della Riforma berlingueriana, fu uno smacco per la compagine governativa e per i confederali, che, nell’arco dello stesso anno, tuttavia imposero le prime Elezioni RSU di Istituto, destinate a far fuori chi non avesse dimensioni e strutture capillari sul territorio. Della Riforma di Berlinguer tuttavia rimasero la Parità scolastica e l’Autonomia, vero vaso di Pandora di tutti i mali scolastici successivi. Per il dicembre 2000 furono indette le prime Elezioni RSU: altro che area specifica docenti, si doveva concorrere, in direzione di un’errata aziendalizzazione della scuola, tutti indistintamente, con candidati in 10.500 collegi uninominali, tante erano allora le scuole statali. Divide et Impera era il proposito, ma per i docenti italiani fu Ricorda e Impara, coi risultati che vedremo nel capitolo successivo.
4. La rappresentatività stabile – 2001/2013
Per capire il punto di partenza di questo segmento di storia bisogna fare un passo indietro, rispetto ad allora, di un mese circa: nel dicembre del 2000 si tennero le prime elezioni RSU. Ebbene, anche qui la storia, intervenne con un suo classico meccanismo di ribaltamento. Per una sorta di eterogenesi dei fini, ci portarono persino, per le ragioni esposte nel capitolo precedente, uno strepitoso risultato di 90.000 voti raccolti. Nelle scuole si creò un fermento di opposizione al tentativo di escludere chi non avesse raggiunto almeno il 5%, tacendo la media tra i voti e gli iscritti, dovendo presentare una lista in ogni scuola. Molti colleghi, anche non iscritti, si mobilitarono spontaneamente e riuscimmo così a presentare liste in 1/3 delle scuole, ottenendo un ragguardevole 10%: praticamente rappresentavamo 1 docente su 3.
Divenuta sindacato rappresentativo con tutte le prerogative la nostra associazione cominciò a partecipare stabilmente a tutti i tavoli contrattuali, a volte conducendo una politica di concerto con gli altri sindacati (ricordiamo lo sciopero e la manifestazione unitaria a Roma contro la Riforma Gelmini del 30 novembre 2008) e a volte no, ma sempre privilegiando la linea dell’intervento riflessivo e critico e non quella dello sterile antagonismo.
Spesso le nostre ragioni sono poi state sposate dagli altri sindacati, sotto la pressione dell’opinione pubblica docente: “Li abbiamo portati dalla nostra parte!”, ci è capitato spesso di dire.
Un’unica iniziativa vogliamo qui ricordare: negli anni 2010, 2011 e 2012, il Ministro dell’Economia Tremonti dispose il cosiddetto “blocco del gradone”, cioè sancì la nullità di quei 3 anni relativamente alla progressione di stipendio, con un danno quantificabile per ogni anno di circa 1.000 euro netti a fine carriera. Ebbene, possiamo dire principalmente grazie alla Gilda, quel blocco fu recuperato completamente, incidendo in parte sull’ammontare del FIS: soldi per tutti, nessuno escluso, perché erano un preciso diritto contrattuale da rispettare.
5. La Buona scuola siamo noi… 2014/2018
Il 3 settembre 2014, in un video pubblicato sul canale YouTube di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Matteo Renzi illustra le sorti magnifiche e progressive che attendono la scuola italiana grazie al mega-progetto di aziendalizzazione battezzato infelicemente “La Buona Scuola”
Quel primo progetto, dichiaratamente neoliberista, poi abortirà per una versione meno spinta, ma pur sempre centrata sul concetto di maggior potere ai presidi (qualcuno li chiamerà “sceriffi”), con la chiamata diretta, il Bonus premiale e un allargamento dell’organico non su cattedra, ma fungibile per progetti e (più che altro) sostituzioni, il cosiddetto potenziamento. Pochi giorni, giusto per riaversi dallo stupore, e il progetto della Buona Scuola viene bocciato in toto dalla Gilda degli Insegnanti, che, organizza assemblee in tutta Italia e una grande manifestazione “sotto casa di Renzi” a Firenze per il 23 novembre 2014.
Sarà partecipatissima, in un tripudio di bandiere gialle sventolanti e verrà coniato lo slogan “La Buona Scuola siamo noi!”
A dire il vero tutto il mondo sindacale e della scuola entrerà in fermento nei mesi successivi, fino al grande sciopero unitario del 5 maggio 2015 (“Ei fu…” si leggeva nei cartelli sotto la foto di Renzi), che vedrà la più alta adesione di tutta la storia sindacale scolastica italiana.
Nonostante ciò e altre azioni di contrasto, la Buona Scuola diventa legge il 13 luglio 2015. Neppure la strada della raccolta firme per sottoporla ad alcuni quesiti referendari si rivelò proficua, per divisione del fronte sindacale: al conteggio finale mancheranno circa 15.000 firme, una vera beffa!
Vicende ormai recenti e note a tutti: l’algoritmo sbagliato per i trasferimenti 2016/17, l’arrivo della Ministra Fedeli e i suoi fantomatici titoli di studio, l’assalto all’inserimento nelle Graduatorie di Istituto, a testimonianza che la Buona Scuola, non aveva risolto, come si proponeva, il problema della “supplentite” e poi il restyling del CCNL Scuola, con aumenti minimi, ben lontani dai valori 2009, anno del precedente CCNL.
Mentre scriviamo queste poche righe, il quadriennio della Buona Scuola volge al termine, con quali esiti presto lo vedremo. Forse la Storia non arriverà a condannarla, forse basterà il severo giudizio della Cronaca e della comunità scolastica, che a gran voce continua ad affermare: “Siamo noi la Buona Scuola!”
6. Semi di futuro – dal 2018
I semi di futuro di questa storia di successo sono gli stessi piantati nel 1988: l’Albo Docenti e la valorizzazione specifica della professione insegnante.
Sono nate in questi 30 anni varie associazioni e iniziative collegate alla Gilda degli Insegnanti. A partire da Associazione Docenti Art. 33, il nostro ente di formazione accreditato, cui sono iscritti tutti gli aderenti alla Gilda, ma a cui è possibile iscriversi anche in modo autonomo, solo per accedere ai corsi di aggiornamento.
Da oltre 25 anni gli iscritti ricevono a casa “Professione Docente”, la nostra rivista, che mensilmente ha informato e aperto dibattiti sui temi della scuola. Un recente riammodernamento della veste grafica l’ha trasformata in un nuovo formato che arriva periodicamente nelle sedi e agli iscritti.
Esiste poi una struttura organizzativa della Gilda articolata in Dipartimenti, che curano varie pubblicazioni di approfondimento su temi sindacali. Fra questi, il Centro Studi prosegue, fin dall’inizio, il lavoro di analisi e preparazione del materiale informativo per assemblee e incontri. Una menzione speciale va, infine, alla prolifica Gilda TV, forte di ormai più di 1.200 servizi pubblicati su YouTube.
Da ultimo, oltre alla crescita costante degli iscritti, cui accennavamo in apertura, vogliamo ricordare la quotidiana vita democratica della nostra associazione, governata con mandato quadriennale da un esecutivo e da una Direzione Nazionale, che si riunisce con regolare cadenza. Almeno 3 volte l’anno viene poi convocata l’Assemblea Nazionale, consultata anche straordinariamente per decidere sulla firma dei CCNL. Con la stessa cadenza si riuniscono gli organi statutari delle province, cui recentemente si è aggiunta l’Assemblea delle RSU e dei TAS, organo consultivo per le contrattazioni d’istituto.
Lo ribadiamo in conclusione: siamo l’unica associazione professionale docenti che si è fatta sindacato.
Così ci prepariamo al futuro, onorando i patti costituiti nel passato e portando avanti le idee che ci hanno fatto nascere.
dall’Opuscolo “30 DI GILDA: Una storia di successo“

